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“Festa della Cicala 2009″ – I^ edizione

Festa della Cicala 2009 - I^edizione

rave cicalesco nella baia di ieranto.

Lunedì 29 giugno 2009, nella baia di ieranto, dalle ore 15:00 fino a notte inoltrata ci saranno i festeggiamenti della “FESTA DELLE CICALE 2009”. Chiunque di voi è invitato e potrà “carriare” tutto ciò che occorre per rendere questa festa mangereccia e ballereccia. Organizzatevi quindi fra di voi e portate cose buone dalle vostre case, ma soprattutto musica musica musica, renderemo quella notte MAGICA.

N.B.: Poichè sarebbe interessante arrostire qualcosa portate griglie e “graunelle”, e poi grammofoni, mangiadischi, mangianastri, ipod, telefonini, tutto ciò che occorre a dare delle note magiche a questa notte delle cicale, e poi tanto rispetto per la natura.

un grazie a tutte le cicale e agli altri insetti della baia che hanno collaborato e fatto sì che questo evento fosse realizzato: cri cri cri.

Sorrento. A sproposito dell’agricoltura in Penisola…

Mi vien fatto di contare l’auditorium all’incontro-dibattito “Ambiente e Turismo – Salviamo gli agrumeti sorrentini”. Otto file da cinque posti, a destra, altrettante da sei, a sinistra, e qualche altro allerta. In somma, un centinaio di intervenuti voluti da Crawfordiani e Lionisti a dispetto della pioggia marzolina e del traffico girato sui cardini del Centro cittadino. Mi sembra quindi una buona costola di coloro che, molto probabilmepagliarellarinte, hanno a cuore le sorti dell’agricoltura sorrentina. Ma mancano i giovani, e me ne dispiaccio. Tant’è che, fatto salvo il solito pugno, discreto e invisibile come ai passati simili consessi, il più ha un’età media di circa cinquant’anni. Tanto da ricordare efficienti aranceti e limonaie della Penisola. Poi il congedo dal cd. «Secolo d’oro» dell’agrumicoltura locale che, per utile convenzione, si fa albeggiare a metà ’800. Oltre, si andavano sfrondando giardini di sempreverdi per concimare le fiumane stagionali dell’industria turistica. Alla quale nuove generazioni si son sempre votate, immolandosi…

Ecco, l’olocausto di queste e, insieme, del patrimonio agrumicolo introducono l’apoteosi della modernità. Giacché tutti sanno che l’agruminato è poca cosa se confrontato al virgulto di calcestruzzo ’nzertato al tufo della Piana, si mandano forestieri, ed altri ancora si vorrebbero mandare, a visitare i partionari come fossero indiani in riserva. Magari gravandoli di primizie e derivati quando già, giù al paese, note civettuole dei varî de Curtis, Califano e d’Esposito li avevano sviati.

Esageriamo? – I giardini agonizzano, diagnosticano i cerùsici; si possono miracolare solo con le suites per automobili. Cavandole dal grembo di Cibele. Ovvero il Paesaggio, mai così definito dall’uomo, è sotto l’ennesima metamorfosi – bestemmiano i passatisti. Quelli agrumeto-abbandonatoautentici, ciononostante, restituiscono al mittente le reminiscenze edulcorate quali, ad esempio, zagare olezzanti, auree pagliarelle aeree e versi del Tasso – che ancora si spacciano per autentici! [cfr. Ger. Lib. XVI, 10 e Omero, Od. VII, 117-121] – a favore dell’idea pragmatica colla quale impianti a gelso – primum mobile della manifattura serica – si convertivano per profitto, dopo almeno cinque secoli di onorato servizio, all’agrumicoltura ippodamea e non più decorativa. Chi, allora, levò i suoi scudi a favore delle nostrane fettucce e zagarelle?

E poi ci sarebbero le impareggiabili noci di Sorrento, tanto esclusive che preferiscono farsi bacchiare solo nelle parti alte di Carotto e Vico Equense…

 

(in “Agorà” 17.III.2009, p. 7)

Gaspare Adinolfi

Escursione Ulyxes – Furore e il suo fiordo

Escursione Ulyxes – Furore e il suo fiordo

E’ una profonda diaclasi della costa fra Conca dei Marini e Praiano. “Vedrai da un lato discoscese rupi sopra l’onde pendenti”, potremmo dire con Omero (Odissea, Xle-cicale-alla-contrada1II) per definire questo splendido orrido.
Vi si accede, fra sensazioni uniche, in barca dal mare, passando sotto un pittoresco quanto elegante ponte, sul quale corre la strada statale, oppure a piedi, attraverso una suggestiva scalinatella.
Stupendo è il villaggio dei pescatori, recentemente restaurato, incastonato nel fianco della montagna.
Meraviglioso il vallone interno, pressocchè intatto nella sua verdeggiante e preziosa vegetazione, che nasconde antiche cartiere, mulini, canali e grotte preistoriche, tra cui visitabile, quella delle “monache”, insediamento cenobitico ubicato sotto il costone di punta tavola.
Qui nidificano gli ultimi esemplari di falco pellegrino: un rapace che si trova fra l’asprezza di questa gola il suo habitat ideale.selia-contrada-della-cicala
E qui sopravvive, imprevedibile e preziosa, la felce termofila Woodwardia Radicans, splendido esemplare di flora relitta dell’era terziaria, grazie alle particolari condizioni climatiche che l’angusto e profondo vallone determina.
Un’escursione lungo i sentieri che stentano a segnare un percorso fra lecci e frassini è un esperienza irripetibile. Ma l’entroterra del Fiordo offre ancora qualche sorpresa. Prima fra tutte le “fabbriche” da vera e propria archeologia industriale. Opifici destinati alla produzione della carta e alla molitura del grano. Esempi di utilizzo dell’energia delle acque, insospettabili sul finire del settecento.
E’ appena il caso di aggiungere che l’impressione più immediata è quella di una realtà ferma, pietrificata, come avulsa dal tempo, dove l’unico segno di vita è dato dal folle volteggiare di pipistrelli e dalla voce inquietante di qualche solitaria civetta.