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In memoria di Gemmulella (1910-2009), operaia ‘sindacalista’ di Ieranto
Quando iniziò il lavoro alla cava Gemma Baldisseri era ancora Gemmulella. E nulla sapeva di quelle pietre bianche e accecanti di Iéranto che i grandi mandavano a bruciare, «vive», negli altiforni di Bagnoli. Avrebbe ripetuto quei gesti per tutta la vita perché allora, come oggi, portare ‘a jornata a casa ammetteva qualsiasi travaglio, pure quello virile, prepotente e sacrilego che tanto cambiava, fino alla metà del Novecento, la Baia che sta, a dispetto delle Sirene, in braccio a Minerva. E allora Gemmulella ci scendeva da quando teneva 15 anni meno 4 mesi, ormai all’età giusta – come le aveva assicurato il «signor Conte» di un’altra cava, a Marciano – per impastare la calce. A fare la cavecenara la piccola Gemma resterà, sotto ai mastri, ai sardagnuoli e al Capitano, fino a diventare Gemma, ormai ventunenne e scuffulata. Storpiata, cioè, dai turni perpetui di lavoro che, se non altro, le andavano assicurando «8 lire di giorno e 8 lire di notte». Un vero affare per il capomastro! Ma i tempi di Iéranto intanto, come tutti gli altri tempi sireniani, cambiavano; e le 18 femmine sì faticatrici ma pure sovversive di quella cava, Gemma in punta, prendevano congedo coatto. Allora per evitare lo scorno e gli sfottò degli ex colleghi, piuttosto che a casa se ne andarono a sperdere il magone alle grotte sopra Sprito, in faccia a quella vaghissima consolatrice ch’è Capri. E l’Isola Azzurra, da par suo, tutto riflesse e sperse negli argentei dintorni di Nerano: perfino il rancore, senz’altro livido per quella notte di sonno pesante e irrinunciabile quanto il posto alla cava…
E a noi, che avremmo pensato alla pioggia dei giorni passati per spiegare la caduta massi sul sentiero di Iéranto, non resta invece che realizzare, all’epifania dell’anno, l’ultima deflagrazione – veramente liberatoria – di un perduto genius loci lubrense.
Sorrento, 6 gen. 09
G. Adinolfi
