IL SEGRETO DELLA BAIA DI IERANTO
Itinerario della baia di Ieranto
«Nell’aria sgombra traspariva l’imminenza della primavera; la natura, già ne ostentava i segni, i colori.
Piccoli sentieri misti a scalini, calano dal centro di Nerano, verso la baia di Ieranto; dagli oliveti al bordo del viottolo provenivano fruscii, passi smorzati, voci.
Ricambiai il sorriso schietto di una delle contadine che, con naturale disinvoltura, trasportavano fasci d’erba e arbusti avvolti in panni lanosi, tra il serpeggiare dei sentieri.
La terra diviene brulla man mano che si profila il mare: poi si riaccende rivestita dai fiori e dalla vegetazione.
La torre di Montalto guarda la baia di Ieranto e si avvicina al cielo: il gabbiano reale e il falco pellegrino la sorvolano; come tutte le torri di avvistamento della costa, conosce il cielo e il mare, i colori dei fiori e delle piante che macchiano a chiazze la roccia calcarea; distingue le bandiere, le barche, le navi: gli uccelli e i fiori le indicano il mutare della stagioni; come le altre torri, ricorda un nemico che il tempo ha cancellato.
L’acqua della baia era tersa, le onde bagnavano la riva con un sottile fremito.
Che strane le spiagge… seguono il corso delle stagioni; ridono in primavera e in estate, dormono in inverno, e in autunno, riflettono.
Solo i sassi, le onde, gli uccelli ne carpiscono i segreti, i sentimenti.
Guardavo oltre la baia, e il volo librato di un falco pellegrino destò la mia attenzione.
Il rapace, che gli angioini e gli aragonesi addestrarono alla falconeria, vola ancora libero nella zona: è sospettoso, teme i cacciatori per i quali è un antagonista.
In primavera, nascosto tra gli anfratti rocciosi, il pellegrino vigila, attende paziente e piomba inesorabile sugli uccelli migratori: picchia sulla preda e la cattura al volo.
Ma quel falco pendolava tra due alberi, piantati sulle rocce contrapposte che, divise dall’acqua, formano la baia.
Insolita era la sua rotta, nessun altro uccello volteggiava nella baia e il pellegrino chiudeva le ali ora su un albero, ora su un altro. Può darsi che il percorso di quel falco fosse casuale, o, invece, nascondesse un segreto.
Provai a decifrare l’inconsueto comportamento del rapace. Un tempo non esistevano né baia né torre.
Imprigionati sotto terra, due piccoli semi sognavano di mettere radici e arrampicarsi oltre lo strato buio del terreno che li nascondeva.
Insieme, immaginavano la luce senza conoscerla, pensavano alle foglie, ai fiori che li avrebbero adornati.
Mercurio e Venere divisero la roccia per costruirvi un rifugio, l’acqua creò la baia separando i due semi che, lontani, coronarono l’antico sogno di venire alla luce: ma la separazione li rendeva spogli, tristi e incapaci di fiorire.
Sul rifugio degli dei, ogni albero mostrava i suoi fiori, i suoi frutti meravigliosi.
Agli occhi di Venere, risaltarono quei due tronchi nudi. La dea, conosciuto il loro segreto, confabulò con Mercurio. Sulle rocce c’era un giovane falco che non riusciva a librarsi in volo. Mercurio insegnò all’uccello a sollevarsi con destrezza, a picchiare sulla preda e rapinarla.
Quel falco divenne un messaggero per i due alberi, che germogliarono e fiorirono, scambiandosi attraverso il rapace viaggiatore, nuovi sogni, piccoli segreti.
Venere rese la baia, il predatore messaggero, e i due alberi, immortali. Grida di gabbiani e il fluttuare delle onde si confondono al calare del giorno sulla baia di Ieranto, là, dove la torre di Montalto domina e osserva il mare».
Nino Giammarino – Lino D’Alessio, Sorrento. La storia e il centro antico; sette itinerari tra le colline e le marine isolate; Sorrento-Guida, Ercolano, Società Editrice Napoletana, 1984, pp. 78-83.






