Archive for the 'escursioni' Category

Vesuvio

mercoledì, febbraio 25th, 2009
5 aprile 2009
09:00a18:00

Domenica 5 Aprile 2009 – Vesuvius

L’appuntamento è previsto per le 08:00 davanti al bar alla “Siesta” – Piano di Sorrento, e dopo un caffè raggiungeremo Ercolano con auto proprie.

Dall’osservatorio al cratere ci saranno una serie di tornanti panoramici che ci permetteranno di ammirare:  la parte interna del Monte Somma, l’antico vulcano separato dal Vesuvio dalla Valle del Gigante invasa dalla lava del 1944;  il Colle Umberto e il golfo di Napoli in lontananza.

Potremmo ammirare da vicino dei piccoli nuclei di betulla, specie relitta dell’ultima glaciazione e lo Stereocaulon vesuvianum, un lichene coralliforme dal tipico aspetto grigio e filamentoso il primo vegetale a colonizzare le ultime colate laviche.

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Baia di Ieranto

mercoledì, febbraio 25th, 2009
8 marzo 2009
09:00a17:00

La prima volta che sono sceso quaggiù ero piccolo, mi ci portavano i miei, ma nonostante l’acerba età è vivido ancora il ricordo di quei profumi che ancora oggi marcano il sentiero, è come se ci fosse un registratore di odori che ad ogni mio passaggio manda segnali di ricordi: mirto, rosmarino, ginestre, il tutto cosparso dalla terra salmastra alzata al nostro passaggio.

Il mare di uno smeraldo trasparente era una grande balia che ti abbracciava con quelle bianche onde spumose, ci donava conchiglie colorate e strani sassi levigati a dovere da quello scroscio interminabile che è la marea. Di ritorno dal mare, solo col costume (anche perché altrimenti inzuppavamo la maglietta di sudore nella salita dei gradini della vecchia cava), e ai piedi quei sandaletti rigorosamente blu con gli ”occhietti”, li ricordate!

Mia madre raccoglieva fascetti di calcatreppola azzurri e arbusti secchi per creare composizioni decorative in casa, mentre mio padre cercava di farmi assaggiare le “sciuscelle” (carrube): “dai che sono dolci, ti aiutano ad affrontare la salita e non fanno ingrassare!”.

Poi, il ritorno a casa, con la faccia tirata dal sole e dal sale, in autobus, quello con quei sediolini che sapevano di plastica e gasolio, che disgusto, ancora c’è l’ho sotto il naso, distrutti, ma con un’altra giornata indimenticabile da raccontare: quella vissuta nella baia di ieranto.

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Escursione Ulyxes – Furore e il suo fiordo

domenica, febbraio 22nd, 2009

Escursione Ulyxes – Furore e il suo fiordo

E’ una profonda diaclasi della costa fra Conca dei Marini e Praiano. “Vedrai da un lato discoscese rupi sopra l’onde pendenti”, potremmo dire con Omero (Odissea, Xle-cicale-alla-contrada1II) per definire questo splendido orrido.
Vi si accede, fra sensazioni uniche, in barca dal mare, passando sotto un pittoresco quanto elegante ponte, sul quale corre la strada statale, oppure a piedi, attraverso una suggestiva scalinatella.
Stupendo è il villaggio dei pescatori, recentemente restaurato, incastonato nel fianco della montagna.
Meraviglioso il vallone interno, pressocchè intatto nella sua verdeggiante e preziosa vegetazione, che nasconde antiche cartiere, mulini, canali e grotte preistoriche, tra cui visitabile, quella delle “monache”, insediamento cenobitico ubicato sotto il costone di punta tavola.
Qui nidificano gli ultimi esemplari di falco pellegrino: un rapace che si trova fra l’asprezza di questa gola il suo habitat ideale.selia-contrada-della-cicala
E qui sopravvive, imprevedibile e preziosa, la felce termofila Woodwardia Radicans, splendido esemplare di flora relitta dell’era terziaria, grazie alle particolari condizioni climatiche che l’angusto e profondo vallone determina.
Un’escursione lungo i sentieri che stentano a segnare un percorso fra lecci e frassini è un esperienza irripetibile. Ma l’entroterra del Fiordo offre ancora qualche sorpresa. Prima fra tutte le “fabbriche” da vera e propria archeologia industriale. Opifici destinati alla produzione della carta e alla molitura del grano. Esempi di utilizzo dell’energia delle acque, insospettabili sul finire del settecento.
E’ appena il caso di aggiungere che l’impressione più immediata è quella di una realtà ferma, pietrificata, come avulsa dal tempo, dove l’unico segno di vita è dato dal folle volteggiare di pipistrelli e dalla voce inquietante di qualche solitaria civetta.

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