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	<title>Amici della baia di Ieranto &#187; escursioni</title>
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	<description>Un blog per tutti quelli che amano la baia di Ieranto... e molto altro ancora :)</description>
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		<title>Architettura rurale sorrentina</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 05:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaspare</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-263" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/21-150x150.jpg" alt="2" width="150" height="150" />Secondo una chiara tradizione storiografica il lettore che capiti a Torca «l’è inibito di andare avanti, perché finisce la strada e cominciano le coste di Positano aspre e montuose». Quale che sia questo termine in progressione, è lo stesso Gennaro Maldacea a chiarirlo, fissando ad un tempo le frontiere solari, se non topografiche, del Casale lubrense: «Monticelli», a levante, «Nubila» – oggi Nula –, a ponente. Ma il lettore presente, con buona pace del ‘Dottore con l’hobby della Storia’, non è quello di metà ’800; sicché può capitare di lasciare la terra cognita per affidarsi, Sole in faccia, alla vertiginosa costiera d’Amalfi. Allora dalla platea di san Tommaso si prende la scésa delle Gesine: al crocicchio dell’abate Antonino, alle prese col suo miracolo maiolicato, l’escursionista va a manca. È la strada del presepe vivente, che freme tutto l’anno nel suo industrioso andirivieni per presentarsi a Natale, manco a dirlo, rinata e maggiorata nell’assetto urbanistico. Accade quindi che, nel fuggire una livida serie di sbadigli – così le magioni spalancano sulla via i portali in piperno –, la rotabile di Monticello si torca come una serpe per strisciar lontano, incontro al famigerato dedalo paesano. La turba viaria s’innesta all’arteria per defluire in più parti: al Rivolo, giù Vetàvole, sopra la Salastra e, finalmente, al traverso di Chiavazzano. Siamo oltre la parrocchia di un solo chilometro, ma nessun’ombra di campanile avverte che lo sterrato, adesso, è tutto sorrentino. Sfuggita al breve castagneto, la Via sbocca in aperta campagna. È fatta a gradoni terrazzati in modo che, leggiamo il Persico secentesco, «mirandoli dalla parte di basso vi rappresentano un mezzo circolo in forma di Teatro, il che dà stupore e maraviglia à quelli, ch’attentamente le considerano». Discusso è il primato di chi abbia concepito l’artifizio di mutare, per abile riporto, gli orridi clivi in piani agrari; tant’è che ozioso sarebbe scomodare Romani e Saraceni se già Omero non ci avesse ragguagliato, in tempi non sospetti, sulla pratica di fabbricare a secco… Nelle regioni rurali gli antichi impilavano le pietre senza malta alcuna, affidando l’opera compiuta alla terra che poi sarebbe venuta, colle prime piogge, a colmare gl’interstizi per naturale meccanica di drenaggio… Va detto tuttavia che d’acqua, da queste parti, non ne cade mai abbastanza, ed i rivoli son tutti vernotici; sicché bisogna concentrarsi, osservando il costruito, per realizzare quale miracolo abbia sciolta la maledizione meridiana a favore dell’insediamento antropico. L’evidenza vuole che l’esposizione del convesso alle precipitazioni meteoriche permetta a queste ultime di defluire per gravità. Quindi l’edilizia rustica prevede anzitutto un voltato impostato su coronamento di piedritto, depresso appena da far scorrere il piovuto in un preciso vuoto di confluenza, che dà alla cisterna. Calcolata la piscina, così chiamasi tale conserva, si disegna la casa in funzione dei coltivi corrispondenti; ovvero degli oliveti, qui governati ab immemorabili. Così l’edificio comincia a prender forma, in pietra locale, a radicarsi nel suolo come «pianta che sbocci dalla zolla» (G. Clavel, 1922). In progresso di costruzione, si disegnano i volumi della cucina e quelli destinati alla prima trasformazione dei prodotti agricoli: frantoio e trappeto (’o muntano), se il fondo è olivato, cellaio e palmento (’o vuttajo) se a questo si aggiunge, come spesso capita, la viticoltura. Lo spazio dei ruminanti, sempre proporzionati al nucleo familiare, è discosto di quanto la sommaria igiene del tempo concedeva alla primaria salvaguardia del bene a quattro zampe… Altra cura è profusa, se previsto, per il secondo ed ultimo livello – sovente giustapposto al terraneo. Nessun comodo di rilievo sembra dedicato al colono: ascende alla sua stanza con rampa esterna e, passata la soglia opalina, talvolta ombreggiata di pampini, vi trova una finestra piccola quanto basta, ma ribadita sulla faccia a vista da un civettuolo ventaglio di tufî. Il calpestìo è pomice battuta su cui respira, quasi ad altezza di cristiano, un cielo a vela, a botte o a padiglione. Per assicurazione apotropaica di contro al malocchio o, peggio ancora, agli eventuali spiriti e accidenti domestici, vi trova spazio una semplice croce in bassorilievo; riprende e amplifica quella che nei manufatti monocellulari è segnata per inciso, o imbiancata a calce, sull’architrave d’accesso. Calce è anche la parola d’ordine per rintracciare l’anima di questi luoghi attrezzati: ottenuta per cottura di pietra calcarea in apposite fornaci (carcàre), trova largo impiego tanto in agricoltura, quale disinfettante dei campi, che in edilizia, ove è pure legante per malte ed intonaci. Con analogo spegnimento della calce viva si ottiene il latte di calce: è l’ingrediente primario in cui andranno ad essere inzuppati, a colpi di mazzoccola, i lapilli vesuviani delle vôlte in formazione. Il lungo tambureggiamento dell’amalgama, versato sul pietrame sagomato, finalmente dà la lamia, inconfondibile copertura estradossata. Travaglio, insomma, speciale e gravoso, perciò alleviato, magari, da un coro improvvisato su antichi motivi popolari… A compimento, per dirla <img class="alignright size-thumbnail wp-image-261" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/3-150x150.jpg" alt="3" width="150" height="150" />con Edwin Cerio, si ottiene un «organismo con ossature murali a coperture spingenti». È formula algida e scolastica quella suggerita dal promotore del primo ‘Convegno del Paesaggio’ (1922), eppure propedeutica allo studio del pittoresco campionario tettonico. Senza voler ora approfondire a quale secolo debba assegnarsi una vôlta a crociera piuttosto che una a gàveta, diciamo solo che tale scelta di estradossi, che asseconda i magisteri delle epoche, ma sempre funzionale resta all’approvvigionamento idrico, è chiaro indice di semplicità edilizia, virtù che ancora si pretende a qualsiasi tipo di architettura condonabile che vada per sbaglio ad inserirsi in un paesaggio di ardente bellezza.</p>
<p>(in &#8220;Agorà&#8221; an. II, n. 428, 26 sett. &#8216;09, p. 7)</p>
<p style="text-align: right">Gaspare Adinolfi</p>
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		<title>super snorkeling :)</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Aug 2009 08:12:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fulesp</dc:creator>
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		<description><![CDATA[mitica giornata di snorkeling domenica mattina presto con Nino Ulyxes e il super &#8220;atomo&#8221; Antonino, occhio di lince, che ci scova scorfani super mimetici, murene timide, stelle nascoste.
Il commento di Nino &#8220;sembra di nuotare in un acquario&#8221; vale per tutto  
La baia anche questa volta non ci ha deluso, beh, insomma, quasi&#8230; lo spettacolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mitica giornata di snorkeling domenica mattina presto con Nino Ulyxes e il super &#8220;atomo&#8221; Antonino, occhio di lince, che ci scova scorfani super mimetici, murene timide, stelle nascoste.</p>
<p>Il commento di Nino &#8220;sembra di nuotare in un acquario&#8221; vale per tutto <img src='http://www.amicibaiaieranto.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>La baia anche questa volta non ci ha deluso, beh, insomma, quasi&#8230; lo spettacolo sulla &#8220;piattaforma&#8221; in effetti non è stato del tutto edificante&#8230;</p>
<p>Alla prossima <img src='http://www.amicibaiaieranto.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<div id="attachment_254" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/pannistesi.jpg" rel="lightbox[253]"><img class="size-medium wp-image-254" title="panni stesi" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/pannistesi-300x200.jpg" alt="i panni dei legionari stesi sulla piattaforma" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">i panni dei legionari stesi sulla piattaforma</p></div>
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		<title>Sulle orme di Giustino Fortunato alpinista</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Jun 2009 17:23:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gaspare</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Settanta chilometri di cammino ed oltre 3000 metri di sola ascensione per legare, in tre sudatissimi giorni, tutte le cime dei monti Lattari. E non sono numeri qualsiasi, ma quelli che occorsero a Giustino Fortunato per compiere una piccola grande impresa: la traversata dei Monti Lattari da Cava dei Tirreni a Punta Campanella. «È una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 11.0pt;"><img class="alignright size-medium wp-image-210" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/dalla-croce-di-vico-alvano1-300x225.jpg" alt="dalla-croce-di-vico-alvano1" width="300" height="225" />Settanta chilometri di cammino ed oltre 3000 metri di sola ascensione per legare, in tre sudatissimi giorni, tutte le cime dei monti Lattari. E non sono numeri qualsiasi, ma quelli che occorsero a Giustino Fortunato per compiere una piccola grande impresa: la traversata dei Monti Lattari da Cava dei Tirreni a Punta Campanella. «È una regione distinta della Campania Felice – tale la vedeva dalla riviera partenopea –: una penisola montuosa, ricca di antiche memorie, di varia industria, di paesaggi incantevoli». Allora si lasciava sedurre, non ancora trentenne, il politico lucano; futuro Senatore e già attivo, <em>pedestre</em> Meridionalista.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 11.0pt;">A parte le buone intenzioni, serviva l’anno 1877 ed «il più bel mattino d’autunno» per levare il Fortunato dal buen retiro di <em>Castagneto</em> e menarlo a <em>Pasciano</em>, frazione di Cava: guidato da un anziano taglialegna salendo s’innestava a quello che, se non il più verde, è certo il ramo migliore degli Appennini; e sopra proseguì per il <em>Cerreto</em> ed il <em>Cervigliano</em>, il Faito ed il <em>Monte Comune</em>, e così sia fino al promontorio di Minerva, in faccia all’universo capritano. Lì si fermò, ebbro di meraviglie, intuendo che le divinità vanno sì interrogate, ma non ascoltate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 11.0pt;">In realtà lo spirito commemorativo non è che un pretesto, il primo, al “Cammino di G. F.” (II ediz.): oltre, sarà la solita verve escursionistica a distillare le magie della Natura negli alambicchi dei cuori itineranti o, quantomeno, nei circuiti della macchina fotografica… il fermentato novello, etichettato PasseggiArte<sup>©</sup>, sarà libato giovedì 21 maggio ore 18.30 dai multimediali della Libreria-caffè “Jonathan Livingston” (S. Agnello, <em>Corso Crawford </em>21).<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 11.0pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">[in <em>Agorà</em> 12.5.2009, p. 7]</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: right;" align="right"><span style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &quot;Garamond&quot;,&quot;serif&quot;; mso-bidi-font-size: 11.0pt;">G. A.</span></p>
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		<title>Baia di Ieranto</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 08:37:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ulyxes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima volta che sono sceso quaggiù ero piccolo, mi ci portavano i miei, ma nonostante l’acerba età è vivido ancora il ricordo di quei profumi che ancora oggi marcano il sentiero, è come se ci fosse un registratore di odori che ad ogni mio passaggio manda segnali di ricordi: mirto, rosmarino, ginestre, il tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Tahoma;">La prima volta che sono sceso quaggiù ero piccolo, mi ci portavano i miei, ma nonostante l’acerba età è vivido ancora il ricordo di quei profumi che ancora oggi marcano il sentiero, è come se ci fosse un registratore di odori che ad ogni mio passaggio manda segnali di ricordi: mirto, rosmarino, ginestre, il tutto cosparso dalla terra salmastra alzata al nostro passaggio.</span></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Tahoma;"> Il mare di uno smeraldo trasparente era una grande balia che ti abbracciava con quelle bianche onde spumose, ci donava conchiglie colorate e strani sassi levigati a dovere da quello scroscio interminabile che è la marea. Di ritorno dal mare, solo col costume (anche perché altrimenti inzuppavamo la maglietta di sudore nella salita dei gradini della vecchia cava), e ai piedi quei sandaletti rigorosamente blu con gli ”occhietti”, li ricordate!</span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Tahoma;">Mia madre raccoglieva fascetti di calcatreppola azzurri e arbusti secchi per creare composizioni decorative in casa, mentre mio padre cercava di farmi assaggiare le “sciuscelle” (carrube): “dai che sono dolci, ti aiutano ad affrontare la salita e non fanno ingrassare!”. </span></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #800000;">Poi, il ritorno a casa, con la faccia tirata dal sole e dal sale, in autobus, quello con quei sediolini che sapevano di plastica e gasolio, che disgusto, ancora c’è l’ho sotto il naso, distrutti, ma con un’altra giornata indimenticabile da raccontare: quella vissuta nella baia di ieranto.</span></span></p>
<div class="ngg-related-gallery"><a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/_MG_8316.JPG" title="© fulesp" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="_MG_8316.JPG" alt="_MG_8316.JPG" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs__MG_8316.JPG" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/2057171454_f9af665a33_b.jpg" title="© fulesp" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="2057171454_f9af665a33_b.jpg" alt="2057171454_f9af665a33_b.jpg" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_2057171454_f9af665a33_b.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/IMG_5428.JPG" title="© fulesp" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="IMG_5428.JPG" alt="IMG_5428.JPG" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_IMG_5428.JPG" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_24.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="dicembre" alt="dicembre" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_24.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/165532874_3b572446c5_b.jpg" title="© fulesp" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="165532874_3b572446c5_b.jpg" alt="165532874_3b572446c5_b.jpg" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_165532874_3b572446c5_b.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/turrita-capraensis.jpg" title="© Ulyxes" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="          " alt="          " src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_turrita-capraensis.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/IMG_5438.JPG" title="© fulesp" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[117]"><img title="IMG_5438.JPG" alt="IMG_5438.JPG" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_IMG_5438.JPG" /></a>
</div>
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		<title>MATESE: Sentiero degli Anarchici Internazionalisti</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Mar 2009 07:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ulyxes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ 31 maggio 2009 a 2 giugno 2009. ] IL SENTIERO DEGLI ANARCHICI INTERNAZIONALISTI 

 “LA BANDA DEL MATESE”

NEL TERRITORIO APPENNINICO DEL MATESE

DA SAN LUPO A LETINO  

31 maggio 1 e 2 giugno 2009

1° giorno) San Lupo-Fontana Loreto;

2° giorno) Loc. Filette (Pietraroja) – Miniere di Bauxite- Campo S.Maria;

3° giorno) Lago Matese – Letino

Qui puoi dare una sbirciatina alle foto.



…Nella Primavera del 1877 i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td class="ec3_start">31 maggio 2009</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">2 giugno 2009</td></tr></table><p style="text-align: justify;"><span style="font-family: Verdana; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span class="spnMessageText"><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong><span style="font-size: small;">IL SENTIERO DEGLI ANARCHICI INTERNAZIONALISTI </span></strong></span></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: large;"><strong> “LA BANDA DEL MATESE”</strong></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><strong>NEL TERRITORIO APPENNINICO DEL MATESE</strong></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><strong>DA SAN LUPO A LETINO </strong></span><strong> </strong></p>
<p>31 maggio 1 e 2 giugno 2009</p>
<p>1° giorno) San Lupo-Fontana Loreto;</p>
<p>2° giorno) Loc. Filette (Pietraroja) – Miniere di Bauxite- Campo S.Maria;</p>
<p>3° giorno) Lago Matese – Letino</p>
<p><span style="font-family: Verdana; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span class="spnMessageText"><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://www.ulyxes.it/Escursioni%202009/31%20maggio%201%202%20giugno%202009%20-%20Sentiero%20degli%20Anarchici/index.html">Qui puoi dare una sbirciatina alle foto.</a></span></strong></span></span></span></span></span></p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"></p>
<p>…Nella Primavera del 1877 i Monti del Matese furono testimoni di evento storico degno di nota, infatti, dall’alba del cinque aprile all’otto aprile del 1877 ci fu il tentativo di un gruppo di internazionalisti di creare un “territorio libero” dalla dominazione piemontese, con l’intento di espandere la “rivoluzione” in tutta l’Italia post-unitaria. Vi aderivano molti dei personaggi più rappresentativi dell&#8217;anarchismo italiano dell&#8217;epoca, tra cui, Carlo Cafiero ed Errico Malatesta. La scelta del territorio matesino non era stata fatta a caso, infatti, caratterizzato da una morfologia montuosa, impervia e scarsamente popolata rappresentava un ambiente ideale per la guerriglia. Gli uomini avrebbero potuto facilmente compiere vari attacchi nei vari centri abitati e poi ritornare al sicuro sui monti e rispondeva bene allo scopo di prendere contatto con le masse contadine, specialmente quelle meridionali, che, abbandonate a se stesse, considerate dalle varie classi dirigenti un puro &#8220;oggetto&#8221; del potere, sembravano più di ogni altra il naturale destinatario della propaganda di riscossa sociale degli anarchici. Inoltre, era il luogo dove i più pericolosi capibanda del brigantaggio meridionale avevano dato, per anni, filo da torcere alle truppe governative e dove più vivo che altrove era il distacco e il risentimento delle popolazioni locali contro il governo piemontese&#8230;</p>
<p></span></span></p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"></p>
<p></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong>Domenica 31 maggio</strong><br />
San Lupo – Fontana Loreto – Tre Confini<br />
-	Raduno nella piazza di San Lupo ore 8.30;<br />
-	Partenza da San Lupo ore 9.00;<br />
-	Pranzo a sacco;<br />
-	Arrivo in loc.Tre Confini (Strada Pietraroja-Morcone);</p>
<p><strong>Lunedì  1° Giugno </strong><br />
“Miniere di Bauxite”– Lago Matese<br />
-	Partenza dal sentiero “Miniere di Bauxite” (strada Pietraroja-Bocca della Selva) ore 8.30;<br />
-	Pranzo a sacco;<br />
-	Arrivo in loc. Campo S. Maria – Lago Matese;</p>
<p><strong>Martedì 2 Giugno…. </strong><br />
Lago Matese – Letino<br />
-	Partenza dal Lago Matese ore 8.30;</p>
<p></span></span><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><br />
</span></span></p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"></p>
<p><strong>Note:</strong><br />
Pranzo 1° giorno e 2° giorno a sacco, 3° giorno pranzo a Letino e brindisi augurale;<br />
Cena 1° giorno e 2° giorno presso il “campo base notturno lungo il percorso” con cucina da campo;<br />
Pernottamento 2 notti in tenda oppure in b&amp;b (prenotazione obbligatoria);</p>
<p>Il costo della cena e b&amp;b è a carico del partecipante;<br />
Il trasporto dei bagagli viene effettuato con un furgone, si cammina solo con uno zaino leggero;<br />
Si può partecipare anche a singole giornate, contattando preventivamente gli organizzatori;<br />
Ai suonatori si raccomanda di portare gli strumenti musicali;<br />
Il ritorno da Letino a San Lupo verrà effettuato in pulman.</p>
<p></span></span></p>
<hr size="1" noshade="noshade" /><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><br />
<strong><br />
L&#8217; Escursionista non s&#8217;adda scordà : </strong><br />
Scarpe da trekking o comunque comode per camminare su sentieri rocciosi e non asfaltati;<br />
Vestirsi con indumenti da escursione in montagna (maglione, giacca a vento impermeabile, copricapo);<br />
Disporre di uno zaino da escursione;<br />
Pila tascabile, bicchiere di vetro, piatto e posate, coltello, vino, acqua;<br />
Tenda, sacco a pelo e materassino.<br />
Termine d’Iscrizione Domenica 24 Maggio<br />
Quota di Partecipazione per spese varie € 25,00</span></span></p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="font-family: Verdana; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span style="font-family: Verdana; color: midnightblue; font-size: x-small;"><span class="spnMessageText"><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong>Descrizione del Percorso</strong></span></span></span></span></span></span></p>
<p>Il “Sentiero degli Anarchici” è un escursione a piedi di interesse storico-naturalistica organizzata dall’Associazione Escursionistica Naturalistica Lerka Minerka e dall’Associazione Culturale Anhanguera con l’intento di rivivere l’emozioni, anche se con motivazioni diverse, di quel gruppo di sognatori che ha potuto provare avventurandosi in un territorio impervio e montuoso a loro sconosciuto; ed è anche un modo per far conoscere l’affascinante territorio del Matese e delle varie località attraversate. L’itinerario è la ricostruzione storica del percorso effettuato dagli internazionalisti nei primi giorni del mese di aprile del 1877 da San Lupo a Letino e in un secondo momento fino a Gallo; si svolge interamente nell’area matesina campana attraversando zone di elevato interesse naturalistico e toccando i territori comunali di San Lupo, Cerreto Sannita, Pontelandolfo, Morcone, Pietraroja, Cusano Mutri, Piedimonte Matese, S.Gregorio Matese, Letino e Gallo. Il cammino ripercorre antichi sentieri tra guglie e ammassi di roccia calcarea che emergono dal terreno erboso sede di numerosi pascoli frequentati dai pastori sin dal periodo fiorente della Transumanza. L’area è caratterizzata da una prevalente morfologia carsica riconoscibile dalla presenza di numerose doline, del polje del lago matese e dai corsi dei torrenti che scorrono incassati in profonde forre. La ricchezza di acqua è testimoniata dalla presenza di numerose sorgenti e pozzi con abbeveratoi disseminati lungo il percorso. Nei punti di massima quota ed in particolare quando si attraversa la “Regia Piana”, si aprono dei meravigliosi point-vue sui territori vallivi circostanti.</p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong>PRIMO GIORNO : SAN LUPO &#8211;   FONTANA LORETO</strong></span></span></p>
<p>Il percorso ha inizio dalla Taverna Jacobelli ubicata nel centro abitato di San Lupo, dove è stata posta una lapide che ricorda e cita:<br />
”Da questo luogo, il 4 aprile 1877, mossero gli anarchici del gruppo di Cafiero e Malatesta, divisando un moto insurrezionale di libertà per le genti del meridione d’Italia, …que un sogno di riscatto rimasto senza compimento. Amm. comunale di San Lupo, 5 aprile 1998.”<br />
Dalla taverna si prosegue sulla strada provinciale in direzione del m.te Croce alla sinistra idrografica del torrente Janare, giunti presso le ultime case dell’abitato di San Lupo il percorso continua in salita fino a raggiungere le pendici del m.te Ciesco, un punto panoramico da cui è possibile ammirare la valle del F Calore, del T. Janare e del m.te Pentime. Il m.te Ciesco è caratterizzato da un imponente fenditura dove alla base si sviluppa un inghiottitoio, superato il monte, lo sguardo punta sulla valle del T. Titerno ad ovest, e del T. Lente ad est, da qui inoltre si nota, il m.te Coppe a nord, e ad ovest la Ripe dei Corvi e la Leonessa. La Leonessa è un imponente masso calcareo dalla forma che sembra una testa di un felino, alla cui base si sviluppa una grotta che ospita la chiesa di Sant’Angelo a Sasso, una chiesa, di origine longobarda che fu sede dell’Università di Cerreto, ma in periodi preistorici la grotta è stata oggetto di continue frequentazioni da parte dell’uomo testimoniate dalla quantità di reperti che sono stati trovati in epoche passate. Infatti, data la sua ottima posizione rispetto al Regio Tratturo, veniva considerato un ottimo ricovero dai pastori e dai tanti popoli che continuamente hanno frequentato questi territori fino ai giorni nostri. Dal m.te Ciesco ci si incammina verso la valle del T. Lente, si segue il corso del torrente fino alla Fontana Maciocca, dove il sentiero risale la “Costa della Lente” e si giunge nell’ampia piana carsica della “Parata Ungaro” con un piccolo invaso artificiale di raccolta acque. Il percorso prosegue in direzione dei “Tre Cantoni” dalla forma di una cresta di roccia carbonatica con numerose fessurazione e spaccature dovute a vari processi erosivi, superata la sorgente Acqua di Lepre con abbeveratoio, posta alle pendici dei “Tre Cantoni”, si prosegue in direzione del bosco di Morcone fino alla Fontana Loreto seguendo il profilo morfologico dell’ampio altopiano. Lungo il cammino, sparse sul territorio, si rileva la presenza di diverse strutture in pietra chiamate “caselle” che fungevano da ricoveri dei pastori durante la “stagione” della Transumanza.</p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong>SECONDO GIORNO: FONTANA LORETO – LAGO MATESE</strong></span></span></p>
<p>Dalla Fontana Loreto si segue l’antica traccia del Tratturo fino ad incrociare la strada asfaltata Morcone – Pietraroja &#8211; Bocca della Selva, si prosegue verso Piertraroja tenendo sulla destra la sagoma del m.te Moschiaturo, prima di giungere ad un quadrivio per poi proseguire per Bocca della Selva, ci sono vari punti panoramici sull’abitato di Pietraroja e il sito geopaleontologico ricco di fossili di pesci e rettili e noto per il ritrovamento del dinosauro “Ciro”. Giunti in località Sambuco alle falde del monte Mutria, si imbocca sulla sinistra una strada sterrata che poi si trasforma in sentiero, e conduce verso le vecchie miniere abbandonate di bauxite. Il sentiero attraversa per intero il geosito della Regia Piana offrendo all’escursionista degli ottimi punti panoramici sull’intera alta valle del T. Titerno. Da qui si può ammirare la Civita di Cusano, la Civita di Pietraroia, il m.te Erbano, il m.te Monaco di Gioia, e il m.te Cigno, dove è ubicata la Grotta dei Briganti che ai tempi del brigantaggio è stata uno dei rifugi della banda di Cosimo Giordano. La Regia Piana rappresenta il lembo di un’ampia paleosuperficie dislocata da faglie e rimodellata dal carsismo e dalle acque nivali. E’ caratterizzata da una successione stratigrafica che inizia con i calcari del Cretaceo Inf. (Albiano) che nella parte sommitale mostrano arrossamenti e fenomeni paleo carsici segue poi l’orizzonte bauxitico, dello spessore di un paio di metri. La Bauxite è una roccia sedimentaria composta da idrossidi di alluminio e da sostanze alluminifere amorfe. Essa deriva dall’alterazione, in clima subtropicale di rocce silicatiche ricche in alluminio. Si presenta in masse terrose rossastre o brune in quanto ricche anche di idrossidi di ferro. Nell’ambito dell’intero orizzonte si riconoscono due tipi di tessitura differente un tipo a grana fine (oolitico) e un tipo a grana grossolana (conglomeratici). La genesi della formazione bauxitica è collegata ad un episodio continentale inserito nella successione carbonatica mesozoica di ambiente marino. Lungo il percorso è possibile osservare i resti degli impianti di carico posti a ridosso della miniera ormai abbandonata e i ruderi in pietra delle vecchie strutture dismesse appartenente all’antica gestione mineraria munita di una linea teleferica che consentiva il trasporto a valle del materiale estratto. Giunti alla Fontana Paola, si segue il sentiero che attraversa la piana di Arvaneto ai piedi del m.te Pastonico, a sinistra della loc. Serra del Perrone, “Qui nel lontano 7 aprile del 1877, gli uomini del 55° fanteria mossero da Piedimonte d’Alife (oggi Piedimonte Matese), per prendere gli Internazionalisti, ma fu un fallimento perché la banda era già transitata, si disse poi che passarono colà dove non si poteva”, fino a raggiungere la piana carsica di Campo S. Maria, nei pressi del Lago Matese.</p>
<p><span style="font-family: Verdana;"><span style="color: brown;"><strong>TERZO GIORNO : LAGO MATESE – LETINO</strong></span></span></p>
<p>Il Lago Matese è confinato all’interno di una valle di origine tettono-carsica, di forma sub-rettangolare posta tra i rilievi calcarei e ribassati da faglie bordiere. Lungo i versanti sono presenti alcune valli sospese di origine glaciale e crio-nivale che rappresentano il relitto di antiche valli troncate da successivi eventi tettonici. Tali valli sono state reincise dalle acque ruscellanti e interessati da fenomeni carsici. Alla loro base si sono sviluppate conoidi detritico-alluvionale dalla caratteristica forma a ventaglio. Il Lago Matese, posto a 1.011 m slm risulta il lago carsico più alto dell’Appennino, esso, è un bacino naturale e la sua estensione è molto variabile in funzione della piovosità. Sul bordo del lago sono riconoscibili piccole doline e sul bordo orientale è presente un inghiottitoio protetto da piccole dighe artificiali. In questo punto, lungo il tratto stradale, si può osservare un evidente stratigrafia geologica dove si rileva una successione carbonatica del Cretaceo Inf. (Aptiano), in cui è possibile individuare tre intervalli sedimentari ricchi di fossili (Lamellibranchi e Gasteropodi). Dal Lago Matese, camminando lungo le pendici del m.te La Gallinola e del m.te Miletto si supera prima la Serra Sbregavitelli per poi raggiungere la località Campo delle Secine “segale, nel dialetto locale” dove si apre l’estesa valle del F. Lete. Infatti il fiume nasce presso la sorgente Capo di Lete posta ai piedi della Serra Sbregavitelli, e scorre in una depressione valliva di origine tettonica, allungata in direzione E-W, che si estende per circa una decina di chilometri circondata da versanti carbonatici. Il fiume si immette nel lago di Letino, un piccolo invaso artificiale che risulta sbarrato da una diga, e infine viene catturato da cavità carsiche, le grotte del Cauto. Si segue il corso del F. Lete, passando per Colle Castello fino all’abitato di Letino. Di fronte, al Colle Castello c’è la loc. Rave la Noce dove gli Internazionalisti furono catturati il mattino del 12 aprile 1877. “La Banda del Matese giunse a Letino la mattina dell’8 aprile del 1877 e nel primo pomeriggio a Gallo. La notte tra l’8 e il 9 aprile la Banda la trascorse nella masseria dell’arciprete di Montaquila, situata tra Letino, Gallo e Roccamandolfi. I giorni seguenti vagarono tra i monti del matese fino al momento della cattura, nella mattina del 12 aprile”. Letino è posto su un alto morfologico da cui si può ammirare un stupendo panorama sul lago di Gallo e la valle sottostante. Il lago è il risultato di un sbarramento artificiale sul F. Sava presente; a N-W dal punto panoramico di Letino è visibile il paese di Gallo ai cui piedi si colloca l’estesa piana alluvionale del F. Sava.</p>
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		<title>Vesuvio</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 09:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ulyxes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ 5 aprile 2009; 09:00 a 18:00. ] Domenica 5 Aprile 2009 - Vesuvius

L'appuntamento è previsto per le 08:00 davanti al bar alla "Siesta" - Piano di Sorrento, e dopo un caffè raggiungeremo Ercolano con auto proprie.

Dall'osservatorio al cratere ci saranno una serie di tornanti panoramici che ci permetteranno di ammirare:  la parte interna del Monte Somma, l'antico vulcano separato dal Vesuvio dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">5 aprile 2009</td></tr><tr><td class="ec3_start">09:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">18:00</td></tr></table><p>Domenica 5 Aprile 2009 &#8211; <strong>Vesuvius</strong></p>
<p>L&#8217;appuntamento è previsto per le 08:00 davanti al bar alla &#8220;Siesta&#8221; &#8211; Piano di Sorrento, e dopo un caffè raggiungeremo Ercolano con auto proprie.</p>
<p>Dall&#8217;osservatorio al cratere ci saranno una serie di tornanti panoramici che ci permetteranno di ammirare:  la parte interna del Monte Somma, l&#8217;antico vulcano separato dal Vesuvio dalla Valle del Gigante invasa dalla lava del 1944;  il Colle Umberto e il golfo di Napoli in lontananza.</p>
<p>Potremmo ammirare da vicino dei piccoli nuclei di betulla, specie relitta dell&#8217;ultima glaciazione e lo <em><strong>Stereocaulon vesuvianum</strong></em>,                              un lichene coralliforme dal tipico aspetto grigio                              e filamentoso il primo vegetale a colonizzare le ultime colate laviche.</p>
<div class="ngg-related-gallery"><a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_20.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="ottobre" alt="ottobre" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_20.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/sguardo-a-montalto_0.jpg" title="© Ulyxes" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="          " alt="          " src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_sguardo-a-montalto_0.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_02.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="gennaio" alt="gennaio" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_02.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_12.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="giugno" alt="giugno" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_12.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_01.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="copertina" alt="copertina" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_01.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/turrita-capraensis.jpg" title="© Ulyxes" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="          " alt="          " src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_turrita-capraensis.jpg" /></a>
<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_14.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Vesuvio"  rel="lightbox[82]"><img title="luglio" alt="luglio" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_14.jpg" /></a>
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		<title>Baia di Ieranto</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Feb 2009 09:37:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ulyxes</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ 8 marzo 2009; 09:00 a 17:00. ] La prima volta che sono sceso quaggiù ero piccolo, mi ci portavano i miei, ma nonostante l’acerba età è vivido ancora il ricordo di quei profumi che ancora oggi marcano il sentiero, è come se ci fosse un registratore di odori che ad ogni mio passaggio manda segnali di ricordi: mirto, rosmarino, ginestre, il tutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">8 marzo 2009</td></tr><tr><td class="ec3_start">09:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">17:00</td></tr></table><h3><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Tahoma;">La prima volta che sono sceso quaggiù ero piccolo, mi ci portavano i miei, ma nonostante l’acerba età è vivido ancora il ricordo di quei profumi che ancora oggi marcano il sentiero, è come se ci fosse un registratore di odori che ad ogni mio passaggio manda segnali di ricordi: mirto, rosmarino, ginestre, il tutto cosparso dalla terra salmastra alzata al nostro passaggio.</span></span></h3>
<h3><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Tahoma;"> Il mare di uno smeraldo trasparente era una grande balia che ti abbracciava con quelle bianche onde spumose, ci donava conchiglie colorate e strani sassi levigati a dovere da quello scroscio interminabile che è la marea. Di ritorno dal mare, solo col costume (anche perché altrimenti inzuppavamo la maglietta di sudore nella salita dei gradini della vecchia cava), e ai piedi quei sandaletti rigorosamente blu con gli ”occhietti”, li ricordate!</span></span></h3>
<h3 class="MsoNormal"><span style="color: #800000;"><span style="font-family: Tahoma;">Mia madre raccoglieva fascetti di calcatreppola azzurri e arbusti secchi per creare composizioni decorative in casa, mentre mio padre cercava di farmi assaggiare le “sciuscelle” (carrube): “dai che sono dolci, ti aiutano ad affrontare la salita e non fanno ingrassare!”. </span></span></h3>
<h3 class="MsoNormal"><span style="font-family: Tahoma;"><span style="color: #800000;">Poi, il ritorno a casa, con la faccia tirata dal sole e dal sale, in autobus, quello con quei sediolini che sapevano di plastica e gasolio, che disgusto, ancora c’è l’ho sotto il naso, distrutti, ma con un’altra giornata indimenticabile da raccontare: quella vissuta nella baia di ieranto.</span></span></h3>
<p class="MsoNormal">
<div class="ngg-related-gallery"><a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/_MG_6682.JPG" title="© fulesp" class="shutterset_Related images for Baia di Ieranto"  rel="lightbox[64]"><img title="_MG_6682.JPG" alt="_MG_6682.JPG" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs__MG_6682.JPG" /></a>
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		<title>Escursione Ulyxes &#8211; Furore e il suo fiordo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Feb 2009 13:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ulyxes</dc:creator>
				<category><![CDATA[escursioni]]></category>
		<category><![CDATA[costiera amalfitana]]></category>
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		<description><![CDATA[Escursione Ulyxes &#8211; Furore e il suo fiordo
E&#8217; una profonda diaclasi della costa fra Conca dei Marini e Praiano. &#8220;Vedrai da un lato discoscese rupi sopra l&#8217;onde pendenti&#8221;, potremmo dire con Omero (Odissea, XII) per definire questo splendido orrido.
Vi si accede, fra sensazioni uniche, in barca dal mare, passando sotto un pittoresco quanto elegante ponte, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Escursione <a title="Ulyxes" href="http://www.ulyxes.it/" target="_blank">Ulyxes</a> &#8211; Furore e il suo fiordo</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una profonda diaclasi della costa fra Conca dei Marini e Praiano. &#8220;Vedrai da un lato discoscese rupi sopra l&#8217;onde pendenti&#8221;, potremmo dire con Omero (Odissea, X<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-54" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/le-cicale-alla-contrada1-150x150.jpg" alt="le-cicale-alla-contrada1" width="150" height="150" />II) per definire questo splendido orrido.<br />
Vi si accede, fra sensazioni uniche, in barca dal mare, passando sotto un pittoresco quanto elegante ponte, sul quale corre la strada statale, oppure a piedi, attraverso una suggestiva scalinatella.<br />
Stupendo è il villaggio dei pescatori, recentemente restaurato, incastonato nel fianco della montagna.<br />
Meraviglioso il vallone interno, pressocchè intatto nella sua verdeggiante e preziosa vegetazione, che nasconde antiche cartiere, mulini, canali e grotte preistoriche, tra cui visitabile, quella delle &#8220;monache&#8221;, insediamento cenobitico ubicato sotto il costone di punta tavola.<br />
Qui nidificano gli ultimi esemplari di falco pellegrino: un rapace che si trova fra l&#8217;asprezza di questa gola il suo habitat ideale.<img class="size-thumbnail wp-image-55 alignright" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/uploads/selia-contrada-della-cicala-150x150.jpg" alt="selia-contrada-della-cicala" width="207" height="207" /><br />
E qui sopravvive, imprevedibile e preziosa, la felce termofila Woodwardia Radicans, splendido esemplare di flora relitta dell&#8217;era terziaria, grazie alle particolari condizioni climatiche che l&#8217;angusto e profondo vallone determina.<br />
Un&#8217;escursione lungo i sentieri che stentano a segnare un percorso fra lecci e frassini è un esperienza irripetibile. Ma l&#8217;entroterra del Fiordo offre ancora qualche sorpresa. Prima fra tutte le &#8220;fabbriche&#8221; da vera e propria archeologia industriale. Opifici destinati alla produzione della carta e alla molitura del grano. Esempi di utilizzo dell&#8217;energia delle acque, insospettabili sul finire del settecento.<br />
E&#8217; appena il caso di aggiungere che l&#8217;impressione più immediata è quella di una realtà ferma, pietrificata, come avulsa dal tempo, dove l&#8217;unico segno di vita è dato dal folle volteggiare di pipistrelli e dalla voce inquietante di qualche solitaria civetta.</p>
<div class="ngg-related-gallery"><a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/cale_Page_22.jpg" title="" class="shutterset_Related images for Escursione Ulyxes &#8211; Furore e il suo fiordo"  rel="lightbox[15]"><img title="novembre" alt="novembre" src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/calendario-2009/thumbs/thumbs_cale_Page_22.jpg" /></a>
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<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/turrita-capraensis.jpg" title="© Ulyxes" class="shutterset_Related images for Escursione Ulyxes &#8211; Furore e il suo fiordo"  rel="lightbox[15]"><img title="          " alt="          " src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_turrita-capraensis.jpg" /></a>
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<a href="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/punta-campanella.jpg" title="© Ulyxes" class="shutterset_Related images for Escursione Ulyxes &#8211; Furore e il suo fiordo"  rel="lightbox[15]"><img title="          " alt="          " src="http://www.amicibaiaieranto.com/wp-content/gallery/ieranto/thumbs/thumbs_punta-campanella.jpg" /></a>
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