Archive for the 'cultura' Category

L’Alta Via dei monti Lattari con Giustino Fortunato alpinista: Guida ai sentieri

sabato, dicembre 3rd, 2011

Nell’àmbito del III Ciclo di studi “Piano di Sorrento:
una storia tra terra e mare” curato da OEBALUS – Studi sulla Campania nell’antichità,
il volume di cui agli allegati sarà presentato sabato 10 c.m. a Piano di Sorr., nella sala multimediale della Biblioteca Comunale, dai proff. Vincenzo Russo (Storico del Medioevo),
Eduardo Federico (Storico della Grecia antica – Filologo) e
Ferdinando Fontanella (Naturalista).

 

La Baia in fondo al sentiero

mercoledì, luglio 27th, 2011

Il 14 luglio è partito il progetto “La Baia in fondo al sentiero” nato dalla collaborazione tra il Fondo per l’Ambiente Italiano e l’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Visite guidate, canoa e seawatching fino a settembre.

Le meraviglie della Baia di Ieranto in vetrina fino a settembre. Visite guidate attraverso il sentiero che parte dal caratteristico borgo di Nerano e giunge a Ieranto, giro in canoa per apprezzare dal mare l’incantevole scenario della baia, seawatching per ammirare i fondali, ricchi di posidonia.
Il progetto “La Baia in fondo al sentiero“, che è partito a metà luglio, nasce da un’idea del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) e dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella.
L’obiettivo è quello di favorire una corretta fruizione del luogo (protetto dal FAI e dall’Area Marina in quanto zona B del parco) da parte di visitatori e bagnanti, offrendo loro la possibilità di conoscere gli innumerevoli aspetti storico-ambientali della Baia. Grande attenzione sarà data anche all’impegno di tutela del FAI a livello nazionale e al lavoro di gestione dell’Area Marina Protetta con le norme che regolano la salvaguardia e la fruizione delle zone A, B e C del Parco.

“La collaborazione con il FAI è fondamentale per la tutela e la corretta fruizione di un bene ambientale così prestigioso – dichiara il direttore dell’Area Marina Protetta, Antonino Miccio – L’apertura della Baia con guide specializzate permetterà ai visitatori di ammirare lo straordinario patrimonio storico e naturalistico di Ieranto in modo corretto e sostenibile, secondo le logiche dell’ecoturismo”.
Le date: 3-24 agosto e 7 settembre.
La visita, articolata in più momenti, prevede la partenza dalla piazzetta di Nerano alle 10. Gli accompagnatori del FAI guideranno i partecipanti in un percorso alla scoperta della baia che prevede la visita alla Torre di Montalto e al vecchio frantoio, una sosta alla casa colonica e l’arrivo all’ex cava dove saranno approfonditi gli aspetti storici del complesso minerario con la proiezione del documentario “Guarda il mare e ricorda…” realizzato da Claudia Marone e Mattia Mazza. Spazio poi alle attività in mare, con la visita della baia in canoa con gli istruttori dell’associazione A.N.S.A. Punta Campanella e la Lega Navale di Sorrento, e il seawatching con maschere e pinne insieme alle guide ambientali dell’area marina protetta.
Per informazioni e prenotazioni: Antonella De Angelis 3358410253

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Progetto_La_Baia _Fondo_Sentiero

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Seirenoussai o Seirenes. Una semplice nuance? del prof. Eduardo Federico

mercoledì, ottobre 13th, 2010

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Il saggio è in  AA. VV., Sorrento e la Penisola Sorrentina tra Italici, Etruschi e Greci nel contesto della Campania antica. Atti della giornata di studio in omaggio a Paola Zancani Montuoro (1901- 1987). Sorrento, 19 maggio 2007, a cura di Felice Senatore e Mario Russo, Roma, Bardi Editore, 2010.

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Sorrento. A sproposito dell’agricoltura in Penisola…

mercoledì, marzo 18th, 2009

Mi vien fatto di contare l’auditorium all’incontro-dibattito “Ambiente e Turismo – Salviamo gli agrumeti sorrentini”. Otto file da cinque posti, a destra, altrettante da sei, a sinistra, e qualche altro allerta. In somma, un centinaio di intervenuti voluti da Crawfordiani e Lionisti a dispetto della pioggia marzolina e del traffico girato sui cardini del Centro cittadino. Mi sembra quindi una buona costola di coloro che, molto probabilmepagliarellarinte, hanno a cuore le sorti dell’agricoltura sorrentina. Ma mancano i giovani, e me ne dispiaccio. Tant’è che, fatto salvo il solito pugno, discreto e invisibile come ai passati simili consessi, il più ha un’età media di circa cinquant’anni. Tanto da ricordare efficienti aranceti e limonaie della Penisola. Poi il congedo dal cd. «Secolo d’oro» dell’agrumicoltura locale che, per utile convenzione, si fa albeggiare a metà ’800. Oltre, si andavano sfrondando giardini di sempreverdi per concimare le fiumane stagionali dell’industria turistica. Alla quale nuove generazioni si son sempre votate, immolandosi…

Ecco, l’olocausto di queste e, insieme, del patrimonio agrumicolo introducono l’apoteosi della modernità. Giacché tutti sanno che l’agruminato è poca cosa se confrontato al virgulto di calcestruzzo ’nzertato al tufo della Piana, si mandano forestieri, ed altri ancora si vorrebbero mandare, a visitare i partionari come fossero indiani in riserva. Magari gravandoli di primizie e derivati quando già, giù al paese, note civettuole dei varî de Curtis, Califano e d’Esposito li avevano sviati.

Esageriamo? – I giardini agonizzano, diagnosticano i cerùsici; si possono miracolare solo con le suites per automobili. Cavandole dal grembo di Cibele. Ovvero il Paesaggio, mai così definito dall’uomo, è sotto l’ennesima metamorfosi – bestemmiano i passatisti. Quelli agrumeto-abbandonatoautentici, ciononostante, restituiscono al mittente le reminiscenze edulcorate quali, ad esempio, zagare olezzanti, auree pagliarelle aeree e versi del Tasso – che ancora si spacciano per autentici! [cfr. Ger. Lib. XVI, 10 e Omero, Od. VII, 117-121] – a favore dell’idea pragmatica colla quale impianti a gelso – primum mobile della manifattura serica – si convertivano per profitto, dopo almeno cinque secoli di onorato servizio, all’agrumicoltura ippodamea e non più decorativa. Chi, allora, levò i suoi scudi a favore delle nostrane fettucce e zagarelle?

E poi ci sarebbero le impareggiabili noci di Sorrento, tanto esclusive che preferiscono farsi bacchiare solo nelle parti alte di Carotto e Vico Equense…

 

(in “Agorà” 17.III.2009, p. 7)

Gaspare Adinolfi

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In memoria di Gemmulella (1910-2009), operaia ‘sindacalista’ di Ieranto

sabato, gennaio 10th, 2009

Quando iniziò il lavoro alla cava Gemma Baldisseri era ancora Gemmulella. E nulla sapeva di quelle pietre bianche e accecanti di Iéranto che i grandi mandavano a bruciare, «vive», negli altiforni di Bagnoli. Avrebbe ripetuto quei gesti per tutta la vita perché allora, come oggi, portare ‘a jornata a casa ammetteva qualsiasi travaglio, pure quello virile, prepotente e sacrilego che tanto cambiava, fino alla metà del Novecento, la Baia che sta, a dispetto delle Sirene, in braccio a Minerva. E allora Gemmulella ci scendeva da quando teneva 15 anni meno 4 mesi, ormai all’età giusta – come le aveva assicurato il «signor Conte» di un’altra cava, a Marciano – per impastare la calce. A fare la cavecenara la piccola Gemma resterà, sotto ai mastri, ai sardagnuoli e al Capitano, fino a diventare Gemma, ormai ventunenne e scuffulata. Storpiata, cioè, dai turni perpetui di lavoro che, se non altro, le andavano assicurando «8 lire di giorno e 8 lire di notte». Un vero affare per il capomastro! Ma i tempi di Iéranto intanto, come tutti gli altri tempi sireniani, cambiavano; e le 18 femmine sì faticatrici ma pure sovversive di quella cava, Gemma in punta, prendevano congedo coatto. Allora per evitare lo scorno e gli sfottò degli ex colleghi, piuttosto che a casa se ne andarono a sperdere il magone alle grotte sopra Sprito, in faccia a quella vaghissima consolatrice ch’è Capri. E l’Isola Azzurra, da par suo, tutto riflesse e sperse negli argentei dintorni di Nerano: perfino il rancore, senz’altro livido per quella notte di sonno pesante e irrinunciabile quanto il posto alla cava…

E a noi, che avremmo pensato alla pioggia dei giorni passati per spiegare la caduta massi sul sentiero di Iéranto, non resta invece che realizzare, all’epifania dell’anno, l’ultima deflagrazione – veramente liberatoria – di un perduto genius loci lubrense.

Sorrento, 6 gen. 09

G. Adinolfi

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