Inquinamento acustico: frantumato il limite estivo della Baia di Iéranto
MASSA LUBRENSE
Inquinamento acustico: frantumato il limite estivo della Baia di Iéranto
(in “Agorà” 7 agosto 2007, p. 5)
Ese lunar que tienes, / Cielito lindo, junto a la boca, / No se lo des a nadie, / Cielito lindo que a mi me toca / […] / ¡Ay, ay, ay, ay! / Canta y no llores, / Porque cantando se alegran, / Cielito lindo, los corazones…
Messico, Cielito lindo, canción tradicional
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I |
‘Legionari di Cristo’* vidi scendere a Iéranto, la prima volta, dallo scosceso dei Crapari – quello delle omonime grotte – ruzzolando e cantando, di pietra in pietra, colla grazia della lucertola sorpresa, in aprico anfratto, sulle murecine della controra… Allora traversavano gli oliveti terrazzati, poi il sentiero della sciuscella, quindi la scesa dei candelabri d’agavi per seguitare giù giù sino alla Mortella; tant’è che dalla “nostra” spiaggia manco li sentivi (urlare e mixare le storiche hits italo-ispaniche): benissimo! Insomma, i cosiddetti ‘Padri Messicani’ s’agitavano lì come le pavoncelle in riserva che – ancora si vede – si spostano a stormi per atterrare, due mesi l’anno, quali pittoreschi bipedi bicromatici, lì dove Monte San Costanzo affonda il piè sassoso nelle « acque di Pesto ». Ma il Tempo, a volte, muta i desideri sicché, spossati a dovere dall’annoso e solingo solatìo di Mortella**, finalmente realizzarono conveniente ascendere dallo sgarrupo venereo per declinare, e restarci!, alla Baia dei dèmoni meridiani. Eccoli allora a Iéranto, i ludici religiosi omologati: da qualche tempo con noi, sulla piattaforma spolverata di brezza, sbarazzini vispi e gravi come le pietre passate, non senza rumore, dalla cava locale alla chiatta per Bagnoli…*** Gare di tuffi e rimbalzi circensi, grugniti tribali e liquidi caroselli, dispute salse e girandole di palle… hai voglia se girano! E il giorno passa così, con gli uni e gli altri a gonfiar volumi immaginari ma tastabili che, in pratica, pur prendono gran parte dell’estate. Che trascorre in un’altalena di schiamazzi da far arrossire l’antico genius loci, da anni ormai riparato, a luglio ed agosto, forse nell’intima spelonca di Mangalà – chi può dirlo? – se non ancora più su, stipato e costretto nella ’Rotta d’ ’o Castiello (non chiamatela delle Noglie!) a scansare, buon per Lui, l’illusorio « Buongiorno! » col quale lo sportivo ‘legionario’ puntualmente t’interrompe, di lì a breve, il sacrosanto SILENTIVM di Iéranto… ****
Note
* L’epifania dei ‘Legionari’ in Italia si fa concordemente risalire alla metà del ’900: è infatti nell’Anno Santo, il 1950, che gli epigoni di P. Marcial Maciel, fondando il Collegio Mayor in via Aurelia, si stabilirono per la prima volta a Roma. La venuta dei Padri in territorio lubrense, in particolare, avverrà solo 15 anni oltre: i religiosi villeggeranno prima all’Annunziata (ca. 8 anni), poi a Monticchio, indi a Termini – a partire dalla fine degli anni Ottanta. Sempre distinguendosi per le lunghe marce di discesa a mare o d’ascesa in pellegrinaggio (talvolta fino a Faito).
La presenza stagionale dei ‘Padri Messicani’ nell’estremo casale di Massa, crescente di anno in anno, è coerentemente testimoniata dagli edifici di loro proprietà che dalla collina di Roncato, senza soluzione di continuità, si srotolano sino alla sommità del vallone di Mitigliano ove, col solito piglio, s’aprono in quel bigio ventaglio di calcestruzzo comunemente detto ‘anfiteatro’.
** Il fitotoponimo è vezzeggiativo di mòrta, il Myrtus communis così eternato dal Mago delle Bucoliche: « …gratissima… / formosae myrtus Veneri ».
*** Lo sfregio al promontorio calcareo di Penna fu assicurato dall’estrazione di pietre avvenuta, ahinoi, dal 1895 al 1954.
**** Lungi dal far di tutta l’erba un fascio, ammettiamo pure la (rassicurante) presenza di seminaristi pacati, introspettivi e giustamente… ieratici. Con essi, e con Lucrezio, ci par di dover rammentare che « È dolce, quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare, guardare da terra il grande travaglio di altri; non perché l’altrui tormento procuri giocondo diletto, bensì perché t’allieta vedere da quali affanni sei immune » (De rerum natura, II, 1-5).
Gaspare Adinolfi



