dopo i colloqui con i vescovi incaricati della «visita apostolica»

Il Vaticano: «Gravi delitti da parte
del fondatore dei Legionari di Cristo»

Padre Marcial Maciel Degollado e le accuse di pedofilia: «Testimonianze incontrovertibili, vita priva di scrupoli»

dopo i colloqui con i vescovi incaricati della «visita apostolica»

Il Vaticano: «Gravi delitti da parte
del fondatore dei Legionari di Cristo»

Padre Marcial Maciel Degollado e le accuse di pedofilia: «Testimonianze incontrovertibili, vita priva di scrupoli»

Marcial Maciel Degollado (Epa)
Marcial Maciel Degollado (Epa)

CITTÀ DEL VATICANO – Una vita priva di scrupoli. È una durissima presa di posizione quella della Santa Sede contro il sacerdote messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo morto nel 2008 e accusato di numerosi abusi sessuali, anche su minorenni. «I gravissimi e obiettivamente immorali comportamenti confermati da testimonianze incontrovertibili, si configurano talora in veri delitti e manifestano una vita priva di scrupoli e di autentico sentimento religioso» si legge nella nota diffusa dal Vaticano dopo le riunioni con i cinque vescovi incaricati della “visita apostolica” ai legionari di Cristo. La condotta di padre Degollado, viene detto, «ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione».

INATTACCABILE - «Di tale vita – prosegue la Santa Sede – era all’oscuro gran parte dei Legionari, soprattutto a motivo del sistema di relazioni costruito da padre Maciel, che abilmente aveva saputo crearsi alibi, ottenere fiducia, confidenza e silenzio dai circostanti e rafforzare il proprio ruolo di fondatore carismatico». Marcial Maciel Degollado (1920-2008) aveva una doppia vita, con almeno due mogli e tre figli. «Non di rado – si legge nel comunicato – un lamentevole discredito e allontanamento di quanti dubitavano del suo retto comportamento, nonché l’errata convinzione di non voler nuocere al bene che la Legione stava compiendo, avevano creato attorno a lui un meccanismo di difesa che lo ha reso per molto tempo inattaccabile, rendendo di conseguenza assai difficile la conoscenza della sua vera vita». «Lo zelo sincero della maggioranza dei Legionari, emerso anche nelle visite alle case della Congregazione e a molte loro opere, non da pochi assai apprezzate, ha portato molti in passato a ritenere che le accuse, via via divenute più insistenti e lanciate qua e là, non potessero essere che calunnie» ed è per questo che «la scoperta e la conoscenza della verità circa il fondatore ha provocato, nei membri della Legione, sorpresa, sconcerto e profondo dolore, distintamente evidenziati dai Visitatori (i vescovi incaricati dell’inchiesta, ndr)».

SISTEMA DI POTERE - Benedetto XVI ha assicurato pensiero e preghiera a quanti sono stati «vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere» messo in atto da Degollado. Il Santo Padre – spiega il Vaticano – «intende rassicurare tutti i legionari e i membri del movimento Regnum Christi che non saranno lasciati soli: la Chiesa ha la ferma volontà di accompagnarli e di aiutarli nel cammino di purificazione che li attende. Esso comporterà anche un confronto sincero con quanti, dentro e fuori la Legione, sono stati vittime degli abusi sessuali e del sistema di potere messo in atto dal fondatore: ad essi – prosegue la nota – va in questo momento il pensiero e la preghiera del Santo Padre, insieme alla gratitudine per quanti di loro, pur in mezzo a grandi difficoltà, hanno avuto il coraggio e la costanza di esigere la verità».

INDAGINE DURATA MESI - I cinque visitatori apostolici che hanno condotto dal 15 luglio 2009 fino alla metà del marzo scorso un’accurata indagine sulla Congregazione nei cinque continenti: al termine hanno avuto un lungo colloquio con il segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, quindi si sono intrattenuti brevemente anche con Benedetto XVI. Nei giorni scorsi è circolata la voce di un possibile commissariamento dei Legionari di Cristo: la decisione della Santa Sede è attesa in tempi abbastanza brevi. Il Vaticano indaga anche sull’enorme patrimonio finanziario dei Legionari e sulle regole interne che prevedevano una sudditanza assoluta ai superiori e una sorta di culto del fondatore. Questi ultimi elementi sono entrati da tempo in discussione e anche all’interno della congregazione religiosa è in corso un aspro dibattito su quanto avvenuto in passato e su quale dovrà essere il profilo dei Legionari di Cristo in futuro. La congregazione controlla inoltre istituti formativi e università in molte città del mondo. I cinque visitatori apostolici che hanno condotto l’indagine sono monsignor Ricardo Watty Urquidi, vescovo di Tepic (Messico); monsignor Charles Joseph Chaput, arcivescovo di Denver (Stati Uniti); monsignor Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria; monsignor Ricardo Ezzati Andrello, arcivescovo di Concepcion (Cile); monsignor Ricardo Blazquez Perez, vescovo di Bilbao (Spagna).

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Architettura rurale sorrentina

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By gaspare | Filed in escursioni | No comments yet.

2Secondo una chiara tradizione storiografica il lettore che capiti a Torca «l’è inibito di andare avanti, perché finisce la strada e cominciano le coste di Positano aspre e montuose». Quale che sia questo termine in progressione, è lo stesso Gennaro Maldacea a chiarirlo, fissando ad un tempo le frontiere solari, se non topografiche, del Casale lubrense: «Monticelli», a levante, «Nubila» – oggi Nula –, a ponente. Ma il lettore presente, con buona pace del ‘Dottore con l’hobby della Storia’, non è quello di metà ’800; sicché può capitare di lasciare la terra cognita per affidarsi, Sole in faccia, alla vertiginosa costiera d’Amalfi. Allora dalla platea di san Tommaso si prende la scésa delle Gesine: al crocicchio dell’abate Antonino, alle prese col suo miracolo maiolicato, l’escursionista va a manca. È la strada del presepe vivente, che freme tutto l’anno nel suo industrioso andirivieni per presentarsi a Natale, manco a dirlo, rinata e maggiorata nell’assetto urbanistico. Accade quindi che, nel fuggire una livida serie di sbadigli – così le magioni spalancano sulla via i portali in piperno –, la rotabile di Monticello si torca come una serpe per strisciar lontano, incontro al famigerato dedalo paesano. La turba viaria s’innesta all’arteria per defluire in più parti: al Rivolo, giù Vetàvole, sopra la Salastra e, finalmente, al traverso di Chiavazzano. Siamo oltre la parrocchia di un solo chilometro, ma nessun’ombra di campanile avverte che lo sterrato, adesso, è tutto sorrentino. Sfuggita al breve castagneto, la Via sbocca in aperta campagna. È fatta a gradoni terrazzati in modo che, leggiamo il Persico secentesco, «mirandoli dalla parte di basso vi rappresentano un mezzo circolo in forma di Teatro, il che dà stupore e maraviglia à quelli, ch’attentamente le considerano». Discusso è il primato di chi abbia concepito l’artifizio di mutare, per abile riporto, gli orridi clivi in piani agrari; tant’è che ozioso sarebbe scomodare Romani e Saraceni se già Omero non ci avesse ragguagliato, in tempi non sospetti, sulla pratica di fabbricare a secco… Nelle regioni rurali gli antichi impilavano le pietre senza malta alcuna, affidando l’opera compiuta alla terra che poi sarebbe venuta, colle prime piogge, a colmare gl’interstizi per naturale meccanica di drenaggio… Va detto tuttavia che d’acqua, da queste parti, non ne cade mai abbastanza, ed i rivoli son tutti vernotici; sicché bisogna concentrarsi, osservando il costruito, per realizzare quale miracolo abbia sciolta la maledizione meridiana a favore dell’insediamento antropico. L’evidenza vuole che l’esposizione del convesso alle precipitazioni meteoriche permetta a queste ultime di defluire per gravità. Quindi l’edilizia rustica prevede anzitutto un voltato impostato su coronamento di piedritto, depresso appena da far scorrere il piovuto in un preciso vuoto di confluenza, che dà alla cisterna. Calcolata la piscina, così chiamasi tale conserva, si disegna la casa in funzione dei coltivi corrispondenti; ovvero degli oliveti, qui governati ab immemorabili. Così l’edificio comincia a prender forma, in pietra locale, a radicarsi nel suolo come «pianta che sbocci dalla zolla» (G. Clavel, 1922). In progresso di costruzione, si disegnano i volumi della cucina e quelli destinati alla prima trasformazione dei prodotti agricoli: frantoio e trappeto (’o muntano), se il fondo è olivato, cellaio e palmento (’o vuttajo) se a questo si aggiunge, come spesso capita, la viticoltura. Lo spazio dei ruminanti, sempre proporzionati al nucleo familiare, è discosto di quanto la sommaria igiene del tempo concedeva alla primaria salvaguardia del bene a quattro zampe… Altra cura è profusa, se previsto, per il secondo ed ultimo livello – sovente giustapposto al terraneo. Nessun comodo di rilievo sembra dedicato al colono: ascende alla sua stanza con rampa esterna e, passata la soglia opalina, talvolta ombreggiata di pampini, vi trova una finestra piccola quanto basta, ma ribadita sulla faccia a vista da un civettuolo ventaglio di tufî. Il calpestìo è pomice battuta su cui respira, quasi ad altezza di cristiano, un cielo a vela, a botte o a padiglione. Per assicurazione apotropaica di contro al malocchio o, peggio ancora, agli eventuali spiriti e accidenti domestici, vi trova spazio una semplice croce in bassorilievo; riprende e amplifica quella che nei manufatti monocellulari è segnata per inciso, o imbiancata a calce, sull’architrave d’accesso. Calce è anche la parola d’ordine per rintracciare l’anima di questi luoghi attrezzati: ottenuta per cottura di pietra calcarea in apposite fornaci (carcàre), trova largo impiego tanto in agricoltura, quale disinfettante dei campi, che in edilizia, ove è pure legante per malte ed intonaci. Con analogo spegnimento della calce viva si ottiene il latte di calce: è l’ingrediente primario in cui andranno ad essere inzuppati, a colpi di mazzoccola, i lapilli vesuviani delle vôlte in formazione. Il lungo tambureggiamento dell’amalgama, versato sul pietrame sagomato, finalmente dà la lamia, inconfondibile copertura estradossata. Travaglio, insomma, speciale e gravoso, perciò alleviato, magari, da un coro improvvisato su antichi motivi popolari… A compimento, per dirla 3con Edwin Cerio, si ottiene un «organismo con ossature murali a coperture spingenti». È formula algida e scolastica quella suggerita dal promotore del primo ‘Convegno del Paesaggio’ (1922), eppure propedeutica allo studio del pittoresco campionario tettonico. Senza voler ora approfondire a quale secolo debba assegnarsi una vôlta a crociera piuttosto che una a gàveta, diciamo solo che tale scelta di estradossi, che asseconda i magisteri delle epoche, ma sempre funzionale resta all’approvvigionamento idrico, è chiaro indice di semplicità edilizia, virtù che ancora si pretende a qualsiasi tipo di architettura condonabile che vada per sbaglio ad inserirsi in un paesaggio di ardente bellezza.

(in “Agorà” an. II, n. 428, 26 sett. ‘09, p. 7)

Gaspare Adinolfi

mitica giornata di snorkeling domenica mattina presto con Nino Ulyxes e il super “atomo” Antonino, occhio di lince, che ci scova scorfani super mimetici, murene timide, stelle nascoste.

Il commento di Nino “sembra di nuotare in un acquario” vale per tutto :)

La baia anche questa volta non ci ha deluso, beh, insomma, quasi… lo spettacolo sulla “piattaforma” in effetti non è stato del tutto edificante…

Alla prossima :)

i panni dei legionari stesi sulla piattaforma

i panni dei legionari stesi sulla piattaforma

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chiunque in questi giorni si è trovato a fare un bagno nella baia di Ieranto ha potuto constatare come alcuni immobili FAI siano stati adibiti a rimessaggio per le attrezzature dei “legionari“.

Vien da chiedersi… cui prodest? chi ci guadagna?

e come mai ai “comuni mortali” ciò non è permesso neppure a pagamento?

l’ennesimo mistero che avvolge la baia…

immobili FAI come rimesse per attrezzatura legionari

immobili FAI come rimesse per attrezzatura legionari

Immobili FAI a disposizione dei legionari

Immobili FAI a disposizione dei legionari

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“Festa della Cicala 2009″ – I^ edizione

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By Ulyxes | Filed in eventi | One comment

Festa della Cicala 2009 - I^edizione

rave cicalesco nella baia di ieranto.

Lunedì 29 giugno 2009, nella baia di ieranto, dalle ore 15:00 fino a notte inoltrata ci saranno i festeggiamenti della “FESTA DELLE CICALE 2009”. Chiunque di voi è invitato e potrà “carriare” tutto ciò che occorre per rendere questa festa mangereccia e ballereccia. Organizzatevi quindi fra di voi e portate cose buone dalle vostre case, ma soprattutto musica musica musica, renderemo quella notte MAGICA.

N.B.: Poichè sarebbe interessante arrostire qualcosa portate griglie e “graunelle”, e poi grammofoni, mangiadischi, mangianastri, ipod, telefonini, tutto ciò che occorre a dare delle note magiche a questa notte delle cicale, e poi tanto rispetto per la natura.

un grazie a tutte le cicale e agli altri insetti della baia che hanno collaborato e fatto sì che questo evento fosse realizzato: cri cri cri.

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