“Festa della Cicala 2009″ - I^ edizione

digg del.icio.us TRACK TOP
By Ulyxes | Filed in eventi | One comment

Festa della Cicala 2009 - I^edizione

rave cicalesco nella baia di ieranto.

Lunedì 29 giugno 2009, nella baia di ieranto, dalle ore 15:00 fino a notte inoltrata ci saranno i festeggiamenti della “FESTA DELLE CICALE 2009”. Chiunque di voi è invitato e potrà “carriare” tutto ciò che occorre per rendere questa festa mangereccia e ballereccia. Organizzatevi quindi fra di voi e portate cose buone dalle vostre case, ma soprattutto musica musica musica, renderemo quella notte MAGICA.

N.B.: Poichè sarebbe interessante arrostire qualcosa portate griglie e “graunelle”, e poi grammofoni, mangiadischi, mangianastri, ipod, telefonini, tutto ciò che occorre a dare delle note magiche a questa notte delle cicale, e poi tanto rispetto per la natura.

un grazie a tutte le cicale e agli altri insetti della baia che hanno collaborato e fatto sì che questo evento fosse realizzato: cri cri cri.

Tags: , , , , , , , ,

dalla-croce-di-vico-alvano1Settanta chilometri di cammino ed oltre 3000 metri di sola ascensione per legare, in tre sudatissimi giorni, tutte le cime dei monti Lattari. E non sono numeri qualsiasi, ma quelli che occorsero a Giustino Fortunato per compiere una piccola grande impresa: la traversata dei Monti Lattari da Cava dei Tirreni a Punta Campanella. «È una regione distinta della Campania Felice – tale la vedeva dalla riviera partenopea –: una penisola montuosa, ricca di antiche memorie, di varia industria, di paesaggi incantevoli». Allora si lasciava sedurre, non ancora trentenne, il politico lucano; futuro Senatore e già attivo, pedestre Meridionalista.   

A parte le buone intenzioni, serviva l’anno 1877 ed «il più bel mattino d’autunno» per levare il Fortunato dal buen retiro di Castagneto e menarlo a Pasciano, frazione di Cava: guidato da un anziano taglialegna salendo s’innestava a quello che, se non il più verde, è certo il ramo migliore degli Appennini; e sopra proseguì per il Cerreto ed il Cervigliano, il Faito ed il Monte Comune, e così sia fino al promontorio di Minerva, in faccia all’universo capritano. Lì si fermò, ebbro di meraviglie, intuendo che le divinità vanno sì interrogate, ma non ascoltate.

In realtà lo spirito commemorativo non è che un pretesto, il primo, al “Cammino di G. F.” (II ediz.): oltre, sarà la solita verve escursionistica a distillare le magie della Natura negli alambicchi dei cuori itineranti o, quantomeno, nei circuiti della macchina fotografica… il fermentato novello, etichettato PasseggiArte©, sarà libato giovedì 21 maggio ore 18.30 dai multimediali della Libreria-caffè “Jonathan Livingston” (S. Agnello, Corso Crawford 21). 

[in Agorà 12.5.2009, p. 7]

G. A.

Mi vien fatto di contare l’auditorium all’incontro-dibattito “Ambiente e Turismo – Salviamo gli agrumeti sorrentini”. Otto file da cinque posti, a destra, altrettante da sei, a sinistra, e qualche altro allerta. In somma, un centinaio di intervenuti voluti da Crawfordiani e Lionisti a dispetto della pioggia marzolina e del traffico girato sui cardini del Centro cittadino. Mi sembra quindi una buona costola di coloro che, molto probabilmepagliarellarinte, hanno a cuore le sorti dell’agricoltura sorrentina. Ma mancano i giovani, e me ne dispiaccio. Tant’è che, fatto salvo il solito pugno, discreto e invisibile come ai passati simili consessi, il più ha un’età media di circa cinquant’anni. Tanto da ricordare efficienti aranceti e limonaie della Penisola. Poi il congedo dal cd. «Secolo d’oro» dell’agrumicoltura locale che, per utile convenzione, si fa albeggiare a metà ’800. Oltre, si andavano sfrondando giardini di sempreverdi per concimare le fiumane stagionali dell’industria turistica. Alla quale nuove generazioni si son sempre votate, immolandosi…

Ecco, l’olocausto di queste e, insieme, del patrimonio agrumicolo introducono l’apoteosi della modernità. Giacché tutti sanno che l’agruminato è poca cosa se confrontato al virgulto di calcestruzzo ’nzertato al tufo della Piana, si mandano forestieri, ed altri ancora si vorrebbero mandare, a visitare i partionari come fossero indiani in riserva. Magari gravandoli di primizie e derivati quando già, giù al paese, note civettuole dei varî de Curtis, Califano e d’Esposito li avevano sviati.

Esageriamo? – I giardini agonizzano, diagnosticano i cerùsici; si possono miracolare solo con le suites per automobili. Cavandole dal grembo di Cibele. Ovvero il Paesaggio, mai così definito dall’uomo, è sotto l’ennesima metamorfosi – bestemmiano i passatisti. Quelli agrumeto-abbandonatoautentici, ciononostante, restituiscono al mittente le reminiscenze edulcorate quali, ad esempio, zagare olezzanti, auree pagliarelle aeree e versi del Tasso – che ancora si spacciano per autentici! [cfr. Ger. Lib. XVI, 10 e Omero, Od. VII, 117-121] – a favore dell’idea pragmatica colla quale impianti a gelso – primum mobile della manifattura serica – si convertivano per profitto, dopo almeno cinque secoli di onorato servizio, all’agrumicoltura ippodamea e non più decorativa. Chi, allora, levò i suoi scudi a favore delle nostrane fettucce e zagarelle?

E poi ci sarebbero le impareggiabili noci di Sorrento, tanto esclusive che preferiscono farsi bacchiare solo nelle parti alte di Carotto e Vico Equense…

 

(in “Agorà” 17.III.2009, p. 7)

Gaspare Adinolfi

Tags: , , , ,

Baia di Ieranto

digg del.icio.us TRACK TOP
By Ulyxes | Filed in escursioni, eventi | No comments yet.

La prima volta che sono sceso quaggiù ero piccolo, mi ci portavano i miei, ma nonostante l’acerba età è vivido ancora il ricordo di quei profumi che ancora oggi marcano il sentiero, è come se ci fosse un registratore di odori che ad ogni mio passaggio manda segnali di ricordi: mirto, rosmarino, ginestre, il tutto cosparso dalla terra salmastra alzata al nostro passaggio.

Il mare di uno smeraldo trasparente era una grande balia che ti abbracciava con quelle bianche onde spumose, ci donava conchiglie colorate e strani sassi levigati a dovere da quello scroscio interminabile che è la marea. Di ritorno dal mare, solo col costume (anche perché altrimenti inzuppavamo la maglietta di sudore nella salita dei gradini della vecchia cava), e ai piedi quei sandaletti rigorosamente blu con gli ”occhietti”, li ricordate!

Mia madre raccoglieva fascetti di calcatreppola azzurri e arbusti secchi per creare composizioni decorative in casa, mentre mio padre cercava di farmi assaggiare le “sciuscelle” (carrube): “dai che sono dolci, ti aiutano ad affrontare la salita e non fanno ingrassare!”.

Poi, il ritorno a casa, con la faccia tirata dal sole e dal sale, in autobus, quello con quei sediolini che sapevano di plastica e gasolio, che disgusto, ancora c’è l’ho sotto il naso, distrutti, ma con un’altra giornata indimenticabile da raccontare: quella vissuta nella baia di ieranto.

Tags: , , , , , , ,

Escursione Ulyxes - Furore e il suo fiordo

digg del.icio.us TRACK TOP
By Ulyxes | Filed in escursioni | One comment

Escursione Ulyxes - Furore e il suo fiordo

E’ una profonda diaclasi della costa fra Conca dei Marini e Praiano. “Vedrai da un lato discoscese rupi sopra l’onde pendenti”, potremmo dire con Omero (Odissea, Xle-cicale-alla-contrada1II) per definire questo splendido orrido.
Vi si accede, fra sensazioni uniche, in barca dal mare, passando sotto un pittoresco quanto elegante ponte, sul quale corre la strada statale, oppure a piedi, attraverso una suggestiva scalinatella.
Stupendo è il villaggio dei pescatori, recentemente restaurato, incastonato nel fianco della montagna.
Meraviglioso il vallone interno, pressocchè intatto nella sua verdeggiante e preziosa vegetazione, che nasconde antiche cartiere, mulini, canali e grotte preistoriche, tra cui visitabile, quella delle “monache”, insediamento cenobitico ubicato sotto il costone di punta tavola.
Qui nidificano gli ultimi esemplari di falco pellegrino: un rapace che si trova fra l’asprezza di questa gola il suo habitat ideale.selia-contrada-della-cicala
E qui sopravvive, imprevedibile e preziosa, la felce termofila Woodwardia Radicans, splendido esemplare di flora relitta dell’era terziaria, grazie alle particolari condizioni climatiche che l’angusto e profondo vallone determina.
Un’escursione lungo i sentieri che stentano a segnare un percorso fra lecci e frassini è un esperienza irripetibile. Ma l’entroterra del Fiordo offre ancora qualche sorpresa. Prima fra tutte le “fabbriche” da vera e propria archeologia industriale. Opifici destinati alla produzione della carta e alla molitura del grano. Esempi di utilizzo dell’energia delle acque, insospettabili sul finire del settecento.
E’ appena il caso di aggiungere che l’impressione più immediata è quella di una realtà ferma, pietrificata, come avulsa dal tempo, dove l’unico segno di vita è dato dal folle volteggiare di pipistrelli e dalla voce inquietante di qualche solitaria civetta.

Tags: , , , , , , ,